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ESCLUSIVA / Furlan, l’azzurra del rugby che guida i muletti: “Orgogliosa di essere operaia. Sogno il professionismo”.

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Manuela Furlan capitana dell'Italrugby femminile
Manuela Furlan capitana dell’Italrugby femminile

Negli occhi degli appassionati di rugby e non solo, resta ancora viva l’impresa dell’Italia femminile di rugby al Sei Nazioni. Le ragazze del ct Andrea Di Giandomenico, che non sono  professioniste, hanno ottenuto il secondo posto, miglior risultato di sempre per una nostra Nazionale. In ESCLUSIVA alla redazione di Sportnews.eu, la capitana della squadra Manuela Furlan, 74 presenze con la maglia azzurra. Nella sua bacheca quattro scudetti con i Red Panthers di Treviso e un campionato inglese con gli Aylesford Bulls. L’atleta veneta, 30 anni,  operaia in un’azienda di Treviso, lavora 10 ore al giorno, altrettante settimanali le dedica agli allenamenti con l’attuale squadra, il Villorba.

E’ riuscita a metabolizzare ciò che avete fatto?

“Più o meno. Le emozioni sono ancora vive, forti. E’ tutto vero!“.

Da dove nasce questa impresa?  

“Sicuramente è il frutto di un lavoro che abbiamo iniziato nel 2010 quando sulla panchina dell’Italia è arrivato Andrea Di Giandomenico. Il ct ha avuto la capacità di fare del gruppo la vera forza. Pian piano ci ha dato tanta fiducia, sapendo esaltare le caratteristiche di ogni giocatrice. Un lavoro che parte da lontano, finalmente ha dato i suoi frutti”.

Se dovesse definire questo strepitoso secondo posto?

“Grande forza di volontà. Secondo me non è stata un’impresa perché si partecipa ad un torneo per vincerlo. E’ la realizzazione di quello per cui abbiamo lavorato tanto”.

Nell’ultima gara avete battuto la Francia, decisiva una sua meta. Ha un valore ancora più forte questo successo contro una squadra di professioniste, per voi che non lo siete?

“Giocare contro queste squadre ti dà sempre stimoli superiori alla normalità, ti spinge a dare di più. E’ chiaro che la soddisfazione è doppia”.

Com’è la vita di un’atleta lavoratrice?

“Bisogna conciliare tanti impegni. Tra noi c’è chi lavora e chi studia, quindi bisogna fare dei sacrifici, che però pesano meno quando fai ciò che ti piace. Finché c’è la passione lo fai con un obiettivo ben chiaro. Io sono dipendente di una ditta di logistica a Treviso, presso una scalo ferroviario. Carichiamo e scarichiamo vagoni treno e camion. Io dirigo i ragazzi che guidano i muletti e spesso capita anche a me di guidarli. Questo lavoro non mi pesa perché mi piace. E’ un ambiente prettamente maschile e alcuni quando mi vedono all’opera restano stupefatti.”.

Qual è il suo sentimento da operaia-campionessa?

“Non mi sembra così strano. Sono meravigliata dallo stupore del mondo esterno, qualcuno mi ha paragonata alla protagonista del film <Flashdance>, questa cosa mi fa ridere. Sono orgogliosa del lavoro che faccio e dei risultati sportivi ottenuti finora.” 

Non la infastidisce il fatto che pur giocando a certi livelli non è professionista?

L’aspirazione di ogni atleta è di arrivare al professionismo. Speriamo che il nostro risultato possa spianare la strada verso questa direzione. Ovviamente ci vuole ancora tanto lavoro da parte nostra, dobbiamo confermare quanto fatto”.

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Mentre l’Italia maschile ha rimediato il quarto cucchiaio di legno consecutivo, voi avete centrato il miglior risultato di sempre di una nostra Nazionale al Sei Nazioni. Siete più brave degli uomini?

“No. Sono sicuro che i frutti del lavoro di O’Conor si vedranno presto, già in Coppa del Mondo”.

Ha un sogno nel cassetto?

, spero che il rugby femminile continui a crescere fino ad arrivare al professionismo“.

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