ATP Montreal: Berrettini Sconfitto da Navone in un Match Travagliato dalla Pioggia

Pioggia sottile, luci fredde e racchette coperte dagli asciugamani: a Montreal il tennis ha camminato sull’acqua. In questo scenario sospeso, Matteo Berrettini ha trovato davanti a sé un avversario concreto e paziente, Mariano Navone, e il match è scivolato via come una pozzanghera sotto le suole.

A volte lo sport ti fa aspettare. Ti fa sedere, guardare il cielo, contare le gocce sul telone. Il torneo di ATP Montreal ha aperto il suo lunedì proprio così: con il tempo a dettare i turni di servizio. L’azzurro ha iniziato con quel piglio che conosciamo. Passo sciolto, sguardo diretto, il solito patto con il suo servizio e il dritto. Ma la pioggia è entrata nel palleggio come un terzo giocatore. Ha interrotto il ritmo, ha raffreddato i muscoli, ha alterato le sensazioni. E in partite così, la lucidità conta più dei colpi.

La partita e le interruzioni

Non sono disponibili dati ufficiali sul numero totale di sospensioni al momento della stesura. È certo però che le pause hanno pesato. Gli scambi si sono fatti più lenti dopo ogni rientro. Le palline sembravano più pesanti. La palla di Mariano Navone ha preso consistenza. L’argentino, finalista a Rio 2024 e ormai stabile intorno alla top 30, ha accettato la notte e il bagnato. Ha palleggiato senza strappi, ha spinto il rovescio incrociato con continuità, ha costretto Berrettini a trovare colpi “extra” in giornate in cui l’“extra” costa ossigeno.

Il punto centrale è arrivato a metà del secondo parziale, quando il match ha cambiato passo dopo l’ennesimo rientro. Navone ha difeso due turni di servizio senza tremare e ha strappato quello dell’italiano con un gioco corto, quasi da scacchiera. Da lì, Berrettini ha cercato il lampo. Ha cercato la riga con il dritto d’uscita dal servizio. Ha cercato la discesa a rete per accorciare lo scambio. Ma il campo umido ha spento molti tentativi, e l’argentino ha fissato il risultato. Primo incrocio tra i due, prima vittoria per Navone. E per Matteo, eliminazione al primo turno del Masters 1000 canadese.

Il significato e le prossime tappe

C’è un dato che resta: la condizione fisica di Berrettini è in crescita ma non è ancora lineare. Nel 2024 ha mostrato picchi importanti, compresa una settimana vincente sulla terra di primavera, e una buona tenuta sull’erba. Ma ogni stop, ogni umidità, ogni rinvio è una piccola prova in più per chi viene da infortuni in serie. Montreal, con il suo calendario tirato e la pioggia estiva, è un esame imparziale.

Guardiamo avanti. Tra pochi giorni c’è Cincinnati. Poi la retta che porta a US Open. Campi veloci, serate secche, partite che premiano chi comanda con la prima. È l’habitat di Matteo. Lì, il patto tra il suo servizio e il suo dritto torna naturale. Navone, invece, esce da Montreal con una conferma: il suo tennis da “terraiolo” funziona anche sul cemento quando il ritmo cala e il braccio è leggero. È una lezione per tutti, non solo per chi perde.

Non esaltiamo né drammatizziamo. Un primo turno è un giorno. Pioggia, freddo, attese. E un avversario che ha fatto le cose semplici meglio. La domanda, ora, è un’altra: cosa resta a un giocatore quando la notte gli toglie il tempo? Forse resta la voglia di uscire all’alba, di ascoltare il rimbalzo a campo vuoto, e di ricominciare da lì, dal suono più pulito che c’è.