Un grande ex del tennis sposta il pronostico in vista di Wimbledon: tra erba che tradisce e favoriti che sbocciano, c’è un nome che convince più degli altri e un altro che, per ora, resta sospeso.
Manca poco a Wimbledon e l’aria ha già quel profumo di prato umido e tradizione. L’erba è crudele con chi arriva pesante, gentile con chi sa piegare il corpo e l’istinto al rimbalzo basso. Qui la forza non basta: servono piedi rapidi, scelte nette, testa lucida.
C’è un dato che pesa più degli altri: Jannik Sinner è il nuovo numero uno al mondo e nel 2024 ha vinto l’Australian Open. Non è solo forma, è consistenza. Sull’erba non parte da zero: quarti a Londra nel 2022, semifinale nel 2023, entrambe con Djokovic dall’altra parte del campo. Segno che il terreno non gli è estraneo. Il servizio oggi è più incisivo, la risposta resta un marchio, lo scambio corto non gli fa paura. Mi colpisce come, nei punti caldi, scelga spesso la via semplice: diagonale stretta, palla profonda, poi affondo. Sull’erba questa grammatica paga.
Anche il contesto aiuta. Carlos Alcaraz difende il titolo, ma alterna lampi a passaggi a vuoto quando il rimbalzo inganna. Novak Djokovic è il re di Church Road (sette titoli), ma le sue condizioni fisiche in avvicinamento non sono confermate al 100%. In questo quadro, l’idea che Sinner sia il grande favorito non è un azzardo romantico: è una lettura logica di stato di forma, fiducia e traiettoria tecnica.
A metterci il timbro è arrivato John McEnroe, tre volte campione qui e voce autorevole sull’erba. Ha “scommesso” su Sinner, spiegando che oggi l’italiano combina il servizio che fa male con la pulizia dei colpi di rimbalzo. E, quando uno così entra a Wimbledon con la bussola giusta, diventa l’uomo da battere.
Diverso il discorso per Alexander Zverev. La stagione è eccezionale: finale al Roland Garros, continuità altissima, la sensazione di un giocatore finalmente maturo nei punti che contano. Però a Wimbledon resta un vuoto: non ha mai superato gli ottavi. L’erba riduce il tempo per caricare il dritto, smaschera l’appoggio incerto, costringe a maneggiare la rete con naturalezza. Qui Zverev deve ancora mostrare quello scatto in avanti che altrove ha fatto.
McEnroe lo ha detto senza giri di parole: può battere chiunque, ma non lo vede come vincitore a Church Road. Non è una sentenza, è una fotografia: il suo servizio è devastante, il rovescio lineare resta uno dei più solidi, ma l’insieme su erba non ha ancora prodotto una corsa profonda. Finché i fatti non smentiscono la storia recente, il dubbio resta legittimo.
Il torneo, poi, è un campo minato. Matteo Berrettini quando sta bene sul verde vale più della classifica. Hubert Hurkacz serve come un biliardo. Ci sono giornate di vento, luci cambiate, scivolate che mutano l’inerzia. Wimbledon è anche questo: ricami e strappi.
Alla fine, la sensazione è chiara: Sinner oggi ha il pacchetto completo per questo Grand Slam. Zverev ha il talento per ribaltare gli scettici, ma deve farlo qui, adesso, sul prato corto dove tutto accelera. In fondo è questo il bello dell’erba: in un attimo una pallina che graffia la riga cambia il destino. Quando succederà, saremo pronti a crederci di più: su chi mettereste la vostra prima palla?