Un anno di sogni interrotti e ripresi di forza, fino a una resa adulta: Achille Polonara sceglie di fermarsi e aprire una porta nuova. Il basket resta il suo posto nel mondo, ma cambia il ruolo
Nel 2025 la parola chiave è stata una: speranza. A giugno arriva la diagnosi di leucemia mieloide acuta. Ad agosto la Dinamo Sassari gli offre fiducia e un contratto. A fine settembre, il trapianto di midollo osseo al Sant’Orsola. Poi il coma per alcuni giorni e le dimissioni a inizio novembre. È un tempo breve, ma densissimo. Una linea sottile tra chi eri e chi puoi ancora essere.
Nel 2026 la traiettoria sembra cambiare. Polonara torna a tirare: il primo canestro è del 30 marzo, a Sassari. Ma non basta l’odore del parquet per trasformare tutto in normalità. “Era una cosa a cui pensavo da tempo”, racconta. “Dopo il primo tiro a canestro fatto a fine marzo, ho avuto la possibilità di allenarmi ad Avellino, vicino a Battipaglia dove c’è la mia famiglia. E lì ho iniziato a rendermi conto che non sarei tornato a giocare come mi avete conosciuto”.
Le parole sono asciutte, quasi tecniche. “Non vedevo progressi. Non avevo la sensibilità alla mano destra. Quando palleggiavo sembravo un ragazzo che per la prima volta prendeva in mano un pallone. Così mi sono convinto a dire basta, non ha senso accanirsi”. È l’istante in cui l’atleta protegge se stesso e la propria storia: “Mi sarebbe dispiaciuto sentire la gente dire: ‘Quel ragazzo ha avuto quello che ha avuto e si ostina a giocare’”.
Lunedì il messaggio su Instagram: “E’ ora di dire basta al basket giocato”. E poi, senza giri: “Lascio la pallacanestro”. Non è un gesto d’impeto. “So benissimo che avrebbe dovuto essere un processo lungo, ma questa poca sensibilità che ho nella mano destra credo sia un ‘regalo’ dei giorni di coma e probabilmente sarà permanente. Certo, me l’hanno detto gli stessi medici che pensavano sarei morto, ma questa volta ho la sensazione che abbiano ragione”.
L’orizzonte però non è vuoto. “Sto prendendo informazioni per capire come può evolvere la cosa. In quanto atleta azzurro (ho 94 presenze, ndr) posso già iscrivermi al corso regionale in Campania e poi al nazionale a Bormio. Spero di poterlo già fare quest’anno”. Il modello è chiaro: “Come mentalità mi sento vicino a Pozzecco anche se a volte esagera. Mi piacerebbe essere un coach diverso, più permissivo verso i giocatori… un allenatore in stile Poeta”.
Intanto la salute detta il passo: “Vivo alla giornata. Ci vorranno cinque anni per essere sicuri che non ci sia un rigetto del trapianto e di conseguenza di aver battuto la leucemia. Mi dà forza la terapia che sto seguendo in Spagna, dovrebbe ridurre il rischio”. E c’è un saluto da completare: “Tornerò in Sardegna nei prossimi giorni per recuperare le ultime cose”. La retrocessione di Sassari non cambia la sostanza: “Avrei voluto festeggiare la salvezza… Voglio che alla gente resti il ricordo di me delle stagioni vissute prima del trapianto”.