Ci sono calciatori che non fanno rumore, ma lasciano un segno profondo. Nicolas Giani era uno di loro, dentro e fuori dal campo.
Ci sono notizie che arrivano piano, ma colpiscono forte. La scomparsa di Nicolas Giani, a soli 39 anni, è una di quelle. Non perché fosse una star da copertina, ma perché rappresentava qualcosa che nel calcio di oggi si vede sempre meno: serietà, rispetto, senso di appartenenza.

Una malattia affrontata lontano dai riflettori se l’è portato via, lasciando la moglie e due figli piccoli, e un vuoto che va ben oltre il campo da gioco.
Un uomo prima ancora che un calciatore
Chi lo ha conosciuto lo racconta così: poche parole, tanto lavoro. In campo era un difensore affidabile, fuori uno di quelli che tengono insieme lo spogliatoio senza bisogno di urlare.

La sua morte ha unito tifoserie diverse, club rivali, persone che magari non avevano mai cantato per lui ma che oggi sentono di aver perso qualcuno di famiglia. Perché certi giocatori entrano nel cuore proprio per la loro normalità.
Dal vivaio dell’Inter alla sua vera casa
La sua storia calcistica parte da lontano, dal settore giovanile dell’Inter, dove cresce imparando disciplina e sacrificio. Non tutti diventano campioni, ma chi passa da lì porta con sé un’idea precisa di lavoro. Giani quella lezione non l’ha mai dimenticata.
La vera consacrazione arriva però a Ferrara, con la SPAL. Qui diventa capitano e guida silenziosa di una squadra che, passo dopo passo, compie un’impresa che sembrava impossibile: dalla Serie C fino alla Serie A nel 2017. Anni duri, campi difficili, trasferte infinite. Lui sempre lì, fascia al braccio e testa bassa, a fare da riferimento.
Una carriera costruita sul rispetto
Nel suo percorso ci sono state anche altre maglie importanti: Vicenza, Cremonese, Perugia, Spezia. Non da protagonista assoluto, ma da uomo fidato. Di quelli che gli allenatori schierano sapendo che non tradiranno mai. Ovunque sia passato ha lasciato lo stesso ricordo: un professionista serio, uno che arrivava prima e andava via per ultimo.
La battaglia più difficile
Negli ultimi tempi, la partita più dura non si è giocata su un prato verde. La malattia è arrivata senza fare rumore e lui l’ha affrontata come aveva sempre fatto con gli avversari: in silenzio, senza clamore, con dignità. Poche parole, nessuna esposizione inutile. Solo la voglia di resistere, finché è stato possibile.
Quando la notizia si è diffusa, il mondo del calcio ha reagito compatto. Messaggi, striscioni, minuti di silenzio. Tutti diversi, ma con lo stesso tono. Perché certe perdite non hanno colori.
Nicolas Giani resterà nella memoria non per i titoli o i numeri, ma per l’esempio. Quello di chi ha fatto del calcio un lavoro serio, e della vita una partita giocata fino all’ultimo con onestà.