Dopo vent’anni con il volto rivolto verso Melbourne, ora lo sguardo si sposta su New York. Craig Tiley lascia Tennis Australia e diventa il nuovo CEO della United States Tennis Association. Tradotto: dagli Australian Open agli US Open. Da Melbourne Park a Flushing Meadows.

È una di quelle notizie che non fanno rumore come una finale al quinto set, ma che dentro al mondo del tennis pesano tantissimo. Perché Tiley non è stato solo un dirigente. È stato, per due decenni, l’uomo che ha ridisegnato l’identità degli Australian Open.
Vent’anni a Melbourne: crescita, idee, visione
Dal 2006 direttore dello Slam australiano, poi dal 2013 anche CEO di Tennis Australia. In mezzo, una trasformazione evidente. Gli Australian Open sono diventati uno degli eventi sportivi più moderni e “spettacolo” del circuito.
Nuove formule, nuove esperienze per il pubblico, una gestione sempre più orientata all’intrattenimento e al coinvolgimento. Melbourne non era solo tennis. Era musica, luci, intrattenimento, idee.

Chi segue questo sport lo sa: negli ultimi anni l’Australian Open è diventato un modello organizzativo. E molto di questo porta la firma di Tiley.
Adesso però il salto è importante. Perché la United States Tennis Association non gestisce solo uno Slam, ma un intero ecosistema enorme, fatto di tornei, sviluppo giovanile, programmi territoriali e un obiettivo dichiarato molto ambizioso: arrivare a 35 milioni di giocatori entro il 2035.
Un ritorno alle origini
C’è anche un dettaglio personale che rende questa scelta meno fredda di quanto sembri. Tiley ha iniziato il suo percorso negli Stati Uniti, come allenatore NCAA alla University of Illinois.
Non è quindi solo un trasferimento professionale. È, in un certo senso, un ritorno. Lui stesso ha parlato di un momento che chiude un cerchio.
Il tennis, ha spiegato, gli ha plasmato la vita. E tornare negli Stati Uniti, dove tutto era cominciato, rappresenta qualcosa di più di un semplice incarico dirigenziale.
Cosa cambia per gli US Open
Gli US Open restano uno dei tornei più iconici del mondo. Il nuovo direttore sarà Eric Butorac, ma la supervisione strategica avrà inevitabilmente l’impronta di Tiley.
Flushing Meadows è già uno spettacolo incredibile, con le sue sessioni serali e quell’atmosfera quasi da evento pop. La domanda ora è semplice: riuscirà Tiley a fare quello che ha fatto a Melbourne? Spingere ancora oltre. Innovare. Allargare il pubblico. La USTA ha bisogno di crescita, sì, ma anche di visione. E Tiley è uno che ha sempre pensato in grande.
Una mossa che cambia gli equilibri
Quando un dirigente di questo livello cambia federazione, non è solo una questione di poltrone. È una mossa che sposta equilibri, strategie, rapporti politici nel tennis mondiale.
L’Australia perde un punto di riferimento storico. Gli Stati Uniti ne guadagnano uno con esperienza globale.
Adesso il campo non sarà più solo quello tracciato con le linee bianche. Sarà quello delle idee, delle scelte economiche, della direzione che il tennis americano vorrà prendere nei prossimi dieci anni.
E sarà interessante capire se questo passaggio segnerà solo un cambio di ufficio… oppure l’inizio di una nuova fase per uno degli Slam più importanti del pianeta.