È morto Orazio Russo, il cuore rossazzurro che non ha mai smesso di amare il suo Catania

Se n’è andato a 52 anni Orazio Russo, una bandiera vera del Catania, un uomo che ha vissuto il pallone con passione fino all’ultimo giorno.

Orazio Russo era nato nel 1973 a Misterbianco, e già da ragazzo si era fatto notare per quel talento naturale che non puoi insegnare. Cresciuto calcisticamente nel Battiati, il suo nome si lega presto al Catania Football Club: prima nel settore giovanile, poi l’esordio tra i grandi nei primi anni ’90.

È morto Orazio Russo, il cuore rossazzurro che non ha mai smesso di amare il suo Catania – sportnews.eu

Il Catania non è mai stato solo una squadra per lui. Era casa. Anche quando nel ’93 lascia l’Isola per indossare la maglia del Lecce, e poi quelle della SPAL e del Savoia, il filo con la Sicilia non si spezza mai. Torna, riparte, ritorna ancora. Come fanno quelli che sanno dove appartengono.

Nel 1999 sceglie l’Acireale Calcio e lì scrive pagine che chi ha vissuto la C2 ricorda ancora. Gol pesanti, 30 reti in 158 presenze, leadership silenziosa. Non era solo un attaccante. Era uno che si prendeva la responsabilità nei momenti difficili.

Poi di nuovo Catania, ancora trasferimenti – Calcio Padova, Perugia Calcio, Gela – e infine il ritorno definitivo, fino alla chiusura della carriera nel 2010. E sembra quasi naturale che il cerchio si chiuda proprio lì dove tutto era cominciato.

La malattia, il coraggio e quella voglia di restare dentro il calcio fino all’ultimo

Da tempo combatteva contro una malattia importante. Una di quelle che ti mettono alla prova ogni giorno. Eppure chi lo ha visto negli ultimi anni racconta la stessa cosa: non aveva perso l’energia, né la voglia di fare.

La malattia, il coraggio e quella voglia di restare dentro il calcio fino all’ultimo – sportnews.eu

Dal 2017 in poi era tornato nel vivaio del Catania, prima come allenatore, poi con un ruolo dirigenziale nel settore giovanile. Stava con i ragazzi. Li guardava crescere. Li correggeva, li spronava.

Forse rivedeva in loro quel giovane di Misterbianco che sognava il professionismo. Anche quando le condizioni si sono aggravate nelle ultime ore, nessuno era davvero pronto alla notizia. Perché certe persone, dentro una comunità, sembrano eterne.

Il dolore del Catania e di un’intera terra che non dimenticherà il suo numero nove

Il cordoglio del club è arrivato subito, con parole piene di rispetto e riconoscenza. Il presidente e la dirigenza del Catania Football Club hanno ricordato l’uomo prima ancora del calciatore: valori forti, senso di appartenenza, orgoglio.

Ma al di là dei comunicati, c’è la gente. Ci sono i tifosi che lo hanno visto segnare, i ragazzi che lo hanno avuto come tecnico, i colleghi che lo hanno incrociato negli spogliatoi. In Sicilia il calcio non è solo sport, è identità. E Orazio Russo ne faceva parte.

Quando se ne va una figura così, resta un vuoto che non si misura con le statistiche. Restano le immagini sgranate di una partita in C2, una corsa sotto la curva, un abbraccio ai compagni. Restano i racconti nei bar, le fotografie ingiallite, le storie tramandate ai più giovani.

E resta soprattutto quell’idea semplice e potente che il calcio, quando è vissuto con cuore e radici, può diventare qualcosa di molto più grande di novanta minuti.

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