Basket paralimpico | Beatrice Ion : “non dite che il razzismo in Italia non esiste”

La giocatrice della nazionale Italiana di Basket paralimpico femminile, Beatrice Ion è stata aggredita con insulti  sia a sfondo razzista che su suo handicap.

Beatrice Ion e il papà aggrediti e insulti razziali
Beatrice Ion e il papà

Il fatto è successo proprio dove vive la campionessa del Basket in carrozzina Beatrice Ion, ad Ardea, una cittadina vicino Roma. Il pretesto è tra i più futili ed allo stesso tempo tra i più comuni, il posto auto che la ragazza ha di fronte casa, con tanto di regolare permesso  per handicap e autorizzazione comunale. Un vicino, a suo dire stufo dell’utilizzo che la famiglia faceva del posto auto, si è scagliato contro la ragazza da prima insultandola per il suo handicap per poi proseguire con le ingiurie razziste riferendosi alle radici della campionessa.

Si perchè Beatrice non è nata in Italia ma in Romania. Si è trasferita nel nostro paese con tutta la sua famiglia per curare il suo handicap, conseguenza di una grave malattia, che la costringe sulla sedia a rotelle. Alla 23enne non è bastato vestire la maglia azzurra o l’aver passato molto più tempo della sua vita in Italia (si è trasferita quando aveva 7 anni) per essere considerata Italiana a tutti gli effetti, almeno agli occhi del vicino che per futili motivi, non contento di aver insultato lei, ha pensato bene di aggredire fisicamente il padre di Beatrice che era accorso in aiuto della figlia. Risultato : il papà è ora ricoverato in ospedale con una frattura allo zigomo.

A denunciare l’accaduto è la diretta interessata che, tramite i social, si sfoga dicendo:” Vivo in Italia da 16 anni, sono cittadina Italiana e gioco con nella nazionale di Basket in carrozzina, eppure sono stata aggredita. Non dite che in Italia il razzismo non c’è”.

Da Pancalli a Spadafora, le istituzioni dello sport manifestano solidarietà alla famiglia Ion

Pancalli attestato solidarietà a Beatrice Ion
Photo credit should read PATRICK HERTZOG/AFP via Getty Images)

 

Tanti sono stati gli attestati di solidarietà alla campionessa, dal mondo dello sport a quello della politica. Uno dei primi ad aver personalmente manifestato solidarietà è stato  Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico Italiano, seguito subito dal Ministro Spadafora che sull’accaduto dichiara” Sono davvero dispiaciuto, spero che i responsabili vengano assicurati presto alla giustizia” manifestando la netta intenzione di fare tutto il possibile per combattere queste forme di razzismo, che purtroppo sono presenti e colpiscono tutto il mondo dello sport.

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