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Wimbledon Preview. Tutto quello che c’è da sapere su Djokovic-Federer, atto n° 40

(getty images)

NOTIZIE WIMBLEDON – Novak Djokovic e Roger Federer, l’uno contro l’altro, nella finale di Wimbledon, in una rivincita di quella vinta dal serbo lo scorso anno: bisogna riconoscerlo, non potevamo chiedere di meglio agli dei del tennis. La sfida che andrà in scena domani pomeriggio alle ore 15 italiane sul campo centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club rappresenta il massimo potenziale che può essere espresso da questo sport in tale momento.

Novak DJOKOVIC – Numero 1 del seeding e del mondo e campione uscente, alla sua quarta finale nel torneo (la terza consecutiva), andrà alla ricerca del terzo titolo su questi campi, avendo la possibilità di staccare Rafael Nadal nel palmares e raggiungere vecchie glorie britanniche come Wilfred Baddeley, Arthur Gore, Bill Tilden e Fred Perry, ma soprattutto leggende dell’era open come John Newcombe, John McEnroe e, scherzo del destino, il suo attuale coach Boris Becker. L’eventuale riconferma del serbo sul trono di Wimbledon legittimerebbe in maniera ancora più vigorosa la prima posizione nel ranking ATP, e gli garantirebbe la conquista del suo nono titolo Slam, issandosi in solitaria all’ottavo posto nella classifica all-time dei plurivincitori di tornei del Grande Slam, e del sesto titolo annuale.

Roger FEDERER – Numero 2 del seeding e del mondo e finalista uscente, si troverà a giocare la sua decima finale nel torneo londinese (la seconda consecutiva), forte di ben 7 titoli già acquisiti. L’ottavo titolo avrebbe un sapore particolare, perchè lo renderebbe il tennista con più titoli vinti nel singolare maschile a Wimbledon senza essere più in coabitazione con Pete Sampras e William Renshaw, perchè gli regalerebbe l’ulteriore record di essere il più anziano vincitore di un titolo nel singolare maschile sui prati londinesi (lo svizzero compierà 34 anni il prossimo 8 Agosto), perchè il diciottesimo Slam sarebbe l’ennesimo ed eclatante trionfo (87esimo titolo in carriera e quinto del 2015) in una fase della sua carriera che sa di reviviscenza dei vecchi fasti.

Djokovic-Federer: sfide precedenti

La sfida numero 40 tra il serbo e lo svizzero si pone fin da subito come una rivincita di quella che fu la finale di Wimbledon di 12 mesi fa, dove dopo 3 ore e 56 minuti di una partita memorabile, fu Djokovic ad uscire vittorioso con un Federer sì deluso ma conscio di potersi ancora giocare le sue carte per la conquista di un altro titolo a Wimbledon e non solo; ed eccoci qui, un anno dopo. I precedenti segnano 20-19 per lo svizzero, quelli disputati esclusivamente su erba segnano una vittoria a testa, entrambe a Wimbledon (Djokovic vittorioso nella finale 2014 appena citata, Federer vittorioso nella semifinale 2012, anno in cui si aggiudicò poi il suo settimo titolo londinese). Nel 2015 questo sarà il quarto dei loro confronti, tutti in match valevoli per il titolo: guida Djokovic 2-1, vittorioso sia ad Indian Wells che a Roma, con Federer vincente a Dubai.

IL PERCORSO E LA FORMA – Come arrivano queste due leggende al match di domani? Djokovic arriva forte della sua solidità fisica e mentale, che molto probabilmente gli garantirà una tenuta uniforme per tutta la durata del match, anche nel caso che questo si dilati fino al decisivo quinto set. Il percorso avuto in questo Wimbledon dal serbo ha visto un primo turno superato in relativa scioltezza contro l’ostico tedesco Philipp Kohlschreiber (triplo 6-4) e facili vittorie tra secondo e terzo turno, rispettivamente contro il finlandese Jarkko Nieminen e l’australiano Bernard Tomic (appena 18 games concessi in 6 set tra i due match). L’incubo di una precoce eliminazione si è palesato negli ottavi di finale, quando Djokovic si è trovato di fronte il sudafricano Kevin Anderson che ha sfoderato nei primi due set colpi chirurgici tali da mandarlo a condurre 2 set a 0 sul serbo. Ma lo abbiamo già detto che l’arma in più di Djokovic è la solidità; il numero 1 al mondo non si è scomposto, ha recuperato i due set di svantaggio e ha chiuso al quinto set il giorno successivo, causa sospensione per oscurità la sera prima. Un altro triplo 6-4 dopo quello contro Kohlschreiber ha permesso al campione in carica di regolare nei quarti il croato Marin Cilic. Nella semifinale di ieri anche il francese Richard Gasquet si è arreso in soli 3 set, ma in questo match non tutti i segnali sono stati positivi per il serbo, che ha avuto qualche problema alla spalla sinistra (che non desta preoccupazione, stando alle parole dello stesso Djokovic) e che ha espresso un tennis deludente specialmente nel corso del primo set, salvo poi ritrovarsi e chiudere senza troppi patemi la pratica Gasquet.

Federer arriva al match di domani forte di una “rinascita” avuta a partire dallo scorso anno, quando ha assunto come coach l’ex campione svedese Stefan Edberg, dopo aver vissuto un 2013 terribile. In questi 18 mesi insieme al bicampione di Wimbledon, Federer ha conquistato 9 titoli ed 8 finali, ha ritrovato un tennis spumeggiante che mancava da tempo e che è culminato nella semifinale giocata ieri contro Andy Murray: una prestazione mostruosa, tra le migliori nella carriera dello svizzero. In questo Wimbledon stiamo assistendo ad una versione ultraconvincente del sette volte vincitore del torneo londinese, che ha saputo sfruttare un tabellone non particolamente complesso. Tra il primo turno e gli ottavi di finale Federer ha sconfitto in sequenza il bosniaco Damir Dzumhur, l’americano Sam Querrey, l’australiano Sam Groth e lo spagnolo Roberto Bautista Agut ed in nessuno di questi match ha dato il benchè minimo segnale di difficoltà, se non per qualche distrazione nel terzo set del match contro Groth, set vinto proprio dall’australiano al tiebreak. Nei quarti di finali, nonostante sia arrivato l’unico break subito dallo svizzero nel torneo, ha avuto facilmente ragione del sempre ostico Gilles Simon. In semifinale, come già detto, è arrivata la mastodontica prova contro il beniamino di casa Andy Murray, sconfitto in 3 set.

Il futuro di Djokovic e Federer

Djokovic dovrà cercare di tenere ritmi altissimi, sfiancare lo svizzero sotto l’aspetto della resistenza fisica, ma allo stesso tempo essere particolarmente attento in fase di risposta e sfruttare le discese a rete dello svizzero, a volte infruttuose. Federer dovrà cercare di abbreviare gli scambi, mettere pressione al serbo nel tentativo di chiudere il match in 3/4 set per non prolungare eccessivamente la sua durata, quando eventualmente la maggiore tenuta fisica del serbo potrebbe fare la differenza. La qualità delle prestazioni dello svizzero sono testimoniate anche dai ben 56 vincenti, a fronte di soli 11 errori non forzati, registrati nel match di ieri contro Murray e questa qualità sarà imprescindibile domani. Fondamentale sarà ancora una volta il servizio: lo svizzero ha tenuto 133 degli ultimi 134 turni di servizio (ieri contro Murray concessa ed annullata una sola palla break) e non potrà mancare in tale colpo, tornato a livelli di efficacia pari a quelli degli anni dei 6 titoli a Wimbledon in 7 edizioni. Non vogliamo sbilanciarci in percentuali, ma la sensazione è che l’equilibrio regnerà a lungo nel corso del match e ci percuote un sentimento di tristezza nel sapere che solo uno di questi due campioni potrà alzare il trofeo nel cielo di Londra. La possenza fisica di Djokovic contro la classe cristallina di Federer, l’abnegazione del serbo contro il genio dello svizzero, la voglia di riconfermarsi campione del numero 1 del seeding contro il desiderio di rivincita del finalista uscente. Questo e tanto altro sarà la finale di domani.

Nell’afosa Domenica che sarà, il mare può aspettare: a Wimbledon si scrive la storia. Djokovic contro Federer: quarantesimo atto. La rivincita.

M.B.

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Redazione Sportiva