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Juventus. Agnelli: “Un anno straordinario”

Andrea Agnelli (getty images)

NOTIZIE JUVENTUS – La stagione della Juventus si è chiusa sabato sera, a Berlino, con una sconfitta in Champions League, ma i bianconeri mandano in archivio una stagione che li ha visti vincere la Coppa Italia, dominare in campionato e arrivare alla finale di Champions League. Traguardi importantissimi e che il presidente Andrea Agnelli ha rivendicato con orgoglio oggi, alla conferenza stampa di chiusura della stagione: Abbiamo chiuso un anno che ci rende estremamente orgogliosi. Usciamo con delle sensazioni sicuramente miste dalla partita di Berlino. È chiaro che quando uno gioca una finale di Champions League la gioca assolutamente per vincerla. Quando penso alla storia europea della Juventus, credo che la dimensione sia tornata quella che tutti quanti noi ci auspichiamo. È vero, lo avete scritto e commentato in tanti, oggi abbiamo il maggior numero di finali perse, però intanto in finale ci siamo andati e questa è una cosa che conta, la Juventus ha giocato 8 finali di Champions League. Non è la partita dell’altro ieri che ci deve lasciare del rammarico, ci sono altre finali che sarebbero dovute finire in maniera diversa e le aspettative erano diverse: penso alla finale di Manchester (col Milan, n.d.r.), di Atene (Con l’Amburgo, n.d.r.), di Monaco (col Borussia Dortmund, n.d.r.), quelle sono partite che sicuramente ci lasciano l’amaro in bocca, ma quando penso alla partita con l’Ajax o a quella dell’altro ieri sera, erano partite che non erano così scontate, che si sarebbero potute anche perdere”.

Così su Allegri: “Allegri è arrivato in punta di piedi, si è inserito con il suo staff in maniera impeccabile per far sì che riuscisse ad entrare nel più breve tempo possibile in sintonia con quella che era già una squadra molto forte. Lo ringrazio per il coraggio che ha avuto nell’accettare di guidare una Juventus in quel momento storico. Era un momento molto difficile, che ha messo specialmente all’inizio un’enorme pressione sulla guida tecnica, ma il suo modo di essere, la sua consapevolezza di poter far ulteriormente far crescere la squadra ha fatto sì che si sia inserito in maniera perfetta nei nostri meccanismi e i risultati che ha ottenuto sono sotto gli occhi di tutti, quindi da questo punto di vista un grandissimo merito va al mister e a tutto lo staff tecnico”.

Infine un duro attacco alla FIGC: “La Federazione dovrebbe avere una visione di stampo sportivo e restituire il calcio ai calciatori come avviene a livello Uefa. Le associazioni dei club devono essere in mano agli imprenditori, le associazioni istituzionali devono essere gestite dai calciatori che conoscono meglio le problematiche. Se la Juve è andata in finale di Champions e il Napoli e la Fiorentina in semifinale di Europa League non è grazie al sistema Italia, ma solo grazie al lavoro di queste tre società. Mancano gli impianti sportivi, in secondo luogo un progetto vero. Si discute di riforma dei campionati parlando del prezzo delle retrocessioni, ma qual è il ruolo della Lega Pro, della Serie B o della Serie A nel sistema? E quale quello del settore tecnico? Io non lo vedo. Nessuno ha la bacchetta magica per cambiare le cose dall’oggi al domani, né Abete prima, né Tavecchio oggi, ma bisogna avere un progetto a medio-lungo termine nell’ottica di 5-10 anni, come hanno fatto Francia, Germania e Portogallo ciascuno a suo modo”.

Redazione Sportiva