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MILAN. ALLEGRI: «Nuovo ciclo? Io ci sono: siamo già a buon punto. E se arrivasse un regalo…»

LA GAZZETTA DELLO SPORT – «Sono contento come quando vincevo. Ricostruire mi piace, ma serve solidità. El Shaarawy e De Sciglio sono i giovani migliori d’Italia»

 

Il tecnico del Milan Massimiliano Allegri, racconta alla Gazzetta dello Sport, il suo 2012. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Ha salvato la pelle più per merito di Galliani, di Berlusconi o suo?
«Io con Galliani ho un rapporto splendido, tanto che a volte dicono che siamo fidanzati. Con il presidente mi confronto ogni settimana. Quanto a me, forse sono stato bravo a rasserenarli».

Che cosa ha detto di speciale?
«Di speciale nulla. Ho detto che saremmo usciti da quella situazione. Piano piano abbiamo imboccato la strada giusta, ma non siamo ancora solidi, come ha dimostrato la partita di Roma. Ci vuole tempo per ricostruire».

E’ più orgoglioso dei punti che ha fatto in questi anni, delle difficoltà che ha superato o dei giovani che ha lanciato?
«Sono contento dei punti, anche se avremmo potuto averne qualcuno in più. E sono soddisfatto della crescita dei giovani e dei meno giovani: Bonera, Constant, Montolivo».

Quindi chiude l’anno felice.
«Chiudo l’anno con la consapevolezza di essermi adattato a situazioni diverse, e l’intelligenza sta nella capacità di adeguarsi. La strada scelta dal presidente è giusta: i giocatori da 6-7 milioni l’anno nessuno può più permetterseli in Italia. Nessuno che voglia stare dentro le regole del fair play finanziario. Poi, ci saranno anche società che chiudono con 60-70 milioni di disavanzo, ma sono fatti loro».

Allude alla Juve?
«Non alludo a nessuno. In Italia ci sono club che chiuderanno con i conti in rosso, ma come ho detto il Milan pensa ai fatti suoi ed è contento della filosofia scelta. Il settore giovanile sarà sempre più importante, e la sinergia fra società, prima squadra e vivaio sempre maggiore».

Il suo rapporto con il capo del settore giovanile Filippo Galli com’è?
«Ottimo, da quando sono arrivato. Nel settore giovanile sarà determinante trovare formule comuni e allenatori che vogliano essere insegnanti di calcio, non tecnici che usano i giovani come cavie per mettere alla prova se stessi. Secondo me dovrebbero esserci due corsi separati: uno per allenatore, uno per insegnante di calcio. Non si può usare i ragazzi come un trampolino, perché alla fine a loro tecnicamente resta poco o nulla».

Ce l’ha con Stramaccioni, Montella, magari Inzaghi?
«Non ce l’ho con nessuno. Esistono casi di ogni genere. Montella e Stramaccioni hanno avuto percorsi diversi, Inzaghi sta facendo il suo. Non c’è una verità unica. Dico solo che nel settore giovanile bisogna starci per scelta, insegnare con l’occhio al futuro, perché sono importanti i risultati, ma più che altro i giocatori che crei e che diventano una risorsa del club. Quanto alla figura di allenatore, essere al Milan è un altro allenare: posso dirlo perché l’ho provato sulla mia pelle. Un conto è avere a che fare con una squadra media, un conto dover vincere e gestire campioni. E poi c’è San Siro: la pressione di San Siro non c’è a Torino, né a Roma. A San Siro sono abituati a un Milan che ha vinto per un quarto di secolo e all’Inter che nell’ultimo decennio ha compiuto imprese storiche».

Lei è cambiato in quest’ultimo anno?
«All’inizio ero molto arrabbiato, perché non trovare il bandolo della matassa mi mandava fuori di cervello…Non sopportavo di non avere il filo logico per ripartire, anche se sapevamo che ci sarebbero state delle difficoltà».

Il suo carattere è cambiato in modo definitivo?
«Ho dovuto perdere un po’ di toscanità. Le battute le faccio al bar con i miei amici: se le faccio e me le trovo scritte sui giornali non sempre va bene, perché non sempre vengono capite».

Si censura per evitare polemiche con Conte?
«Conte sta facendo un bel lavoro, ha vinto quasi due scudetti, quindi niente da dire. Ma quando sento parlare di guerre mediatiche mi sembra di stare in un videogame. Personalmente non credo a guerre e congiure, e comunque parlo con i giornalisti anche se mi bastonano. Non si sa mai, magari salto una conferenza stampa e mi decurtano lo stipendio…».

Redazione Sportiva