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NAPOLI. INSIGNE: “DEL PIERO un idolo. Voglio lo scudetto con il NAPOLI”

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Continuando così ce la giocheremo con tutti. Poi penserò a conquistarmi il Mondiale…

(getty images)

 

RASSEGNA STAMPA – (M. Graziano – M. Malfitano) – Tipetto deciso Insigne. Non solo in campo. Lorenzo è il simbolo del nuovo che avanza in azzurro. Arriva alla corte di Prandelli solo dopo Destro, Borini e Verratti, tutti compagni nell’ultima Under. Ma il 21enne scugnizzo napoletano è la vera speranza tecnica di un calcio italiano che da anni non propone credibili ricambi a livello di ‘artisti’, la categoria dei vari Baggio, Del Piero e Totti, gente che fa sognare, innamorare, gente che esalta e fa vincere. Dopo questi fenomeni abbiamo avuto solo sprazzi (rarissimi) di Cassano. Normale quindi che il popolo azzurro guardi con grande attenzione alla crescita di Insigne, genio tascabile, svezzato da Zeman e ora già protagonista nel miglior Napoli del dopo Maradona. La sua convocazione è una ‘spallata’ a Cassano, “giocatore davvero fortissimo, ma non mi ispiro a lui — dice Lorenzo —, perché il mio idolo è uno solo: Alessandro Del Piero. Da piccolo vedevo tutti i gol di Del Piero, i suoi tiri a giro, colpi che provo sempre in allenamento e che l’anno scorso, a Pescara, ogni tanto mi venivano. La beffa è che sono arrivato in Serie A quando Del Piero ha lasciato la Juve: ho sempre sognato di conoscerlo e di poter scambiare la maglia con lui”. La convocazione in Nazionale proprio “non me l’aspettavo — continua Insigne —, me l’hanno comunicata domenica sera, dopo la partita con la Fiorentina. Mi sono detto: che succede? Strano…”, sorride. Sicuro di sé, ma coi piedi ben piantati per terra: “Arrivare in alto è cosa lunga, ci vogliono tempo e fatica. Buttare via tutto è invece questione di un attimo. Io penso a lavorare duro, giorno dopo giorno. Così mi sono conquistato il Napoli, così vorrei conquistarmi il Mondiale. Dice grazie a Zeman e Mazzarri: “Il primo mi ha aiutato a crescere e maturare, negli ultimi due anni con lui sono migliorato molto. A Mazzarri devo questa convocazione: è merito suo se sono qui”. Poi, scommette su altri due baby prodigi: “Credo che Florenzi e Immobile abbiano le carte in regola per arrivare presto in Nazionale. Li conosco bene, sono davvero forti, e lo stanno dimostrando anche in Serie A, dove in effetti è tutta un’altra cosa rispetto alla B: cambiano i tempi di gioco; in B ti fanno prendere palla tranquillamente, in A non ti lasciano respirare”. A Lorenzo sono bastate un paio di gare con il Napoli per convincere Prandelli, “ma il mio sogno è appena all’inizio — spiega —. Dovrò sudare parecchio in allenamento per trovare spazio in questo Napoli”. Una squadra da scudetto? “La Juve ha grandi campioni e le milanesi si riprenderanno presto. Poi c’è Zeman: se i giocatori lo seguiranno, la Roma sarà pericolosissima. Per quanto ci riguarda, dobbiamo vivere alla giornata, gara dopo gara, ma se continuiamo a giocare così, possiamo vedercela con chiunque”. Da Zeman a Mazzarri “è cambiato il ruolo. A Pescara agivo da attaccante esterno, a Napoli faccio la seconda punta e lavoro molto di più anche in fase difensiva. Mi piace, voglio vincere qualcosa di importante: uno scudetto, una Coppa Italia… E pensare che fino a qualche tempo fa facevo da raccattapalle a fenomeni del calibro di Cavani“. Il gioiellino fatto in casa è una scommessa stravinta dal presidente del Napoli De Laurentiis: “Se avessimo comprato un altro campione, un top player, Insigne non avrebbe giocato. Insigne ha già sostituito nel cuore dei napoletani lo scugnizzo Lavezzi, con tecnica e professionalità. I giovani sono la salvezza del calcio mondiale. Noi abbiamo preso Uvini, non lo abbiamo dato in prestito a nessuno, andrà in Primavera e a gennaio vedremo: se si sarà ambientato bene potrebbe arrivare in prima squadra. Abbiamo fatto dei ragionamenti con Mazzarri, non volevamo fare degli acquisti che escludessero gli innesti precedenti, come nel caso di Vargas. Quest’anno abbiamo posto maggiore attenzione all’idea di squadra, e l’obiettivo è stato concertare un gruppo per esaltare i solisti. Il nostro motto deve essere “uno per tutti, tutti per uno”. E non voglio che i calciatori giochino a calcio solo per mettersi in mostra. Cavani è l’esempio: un talento a tutto campo”.

 

Redazione Sportiva