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LONDRA 2012. CAMMARELLE, che ingiustizia. Gli arbitri gli soffiano l’oro

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Roberto meglio di Joshua per 2 riprese poi lo subisce solo nell’ultima. Pare in vantaggio, ma è 18 pari e il britannico vince per preferenza…

(getty images)

 

RASSEGNA STAMPA – (R. Crivelli) – Sul ring, dentro quelle corde che da vent’anni sono il suo mondo, Roberto Cammarelle aveva meritato un altro oro olimpico nei supermassimi. Sarebbe stata l’apoteosi di un campione semplice, spontaneo, grandissimo. Tra i più grandi di sempre. E invece cinque giudici hanno deciso che non si poteva rovinare la festa dell’inglesone Joshua, che ha nove anni in meno e tanto pane pugilistico in più da mangiare. Solo che non era il suo posto, non ancora, perché Cammarelle per almeno due round gli ha impartito una lezione stilistica e di personalità. A sfavore di Roberto c’erano l’età (32 a 23), l’altezza (1.98 a 1.91) e dunque l’allungo, la freschezza atletica e soprattutto l’urlo selvaggio dell’arena. Al primo gong non tremano letteralmente le tribune come per gli altri britannici e, per i successivi sei minuti, Cammarelle raffredda gli ardori con una prestazione monstre. Subisce un gancio sinistro (pesante) in apertura da un avversario che lo aspetta, gli gira attorno e lo tiene lontano con il jab, ma quando il campione olimpico di Cinisello riesce a passargli sopra e ad accorciare la distanza, sono mazzate per Joshua. Come alla fine del primo round, quattro colpi in serie tutti al volto che offrono il vantaggio di un punto all’azzurro. Che si allarga a tre dopo il secondo, con Joshua pericoloso con il gancio sinistro ma punito dalla rapidità di esecuzione di Roberto, che quando riesce a chiudere all’angolo l’inglese lo inchioda con tre-quattro bordate in serie. Ma è lì che matura l’ingiustizia di uno sport meraviglioso che può essere disumano, per un pugile che ha vinto tutto, di aver messo i cinque giudici nella condizione di sottrargli la felicità. Perché, con la sua esperienza e le tre Olimpiadi consecutive sul podio, Cammarelle deve gestire il vantaggio senza consentire a Joshua di pressarlo, di costringerlo a quei corpo a corpo. E i cinque picchiettano inesorabili sulle macchinette segnapunti, anche se l’inglese mette tanti colpi sulle braccia e non è mai preciso. Servirebbe un’azione pulita, una combinazione di quelle che nei primi due round hanno scosso il pupone di Londra, per seppellire i rischi. Ciononostante Roberto ha vinto, non ci possono essere dubbi, non può essere vero che il giovane Anthony ha conquistato otto punti in un round così farraginoso. Damiani esulta, il pupillo scuote la testa fino all’epilogo disastroso, 18 pari con preferenza all’avversario per maggior numero di colpi. Adesso il c.t. è una furia, l’Italia presenta ricorso che viene respinto in 10′. Due mesi fa, Cammarelle era immobilizzato dal mal di schiena. Ha compiuto un miracolo. D’oro. Almeno sul ring.

Redazione Sportiva