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CORRIERE DELLO SPORT. Con Ibra il duro non ci si annoia

CORRIERE DELLO SPORT. Con Ibra il duro non ci si annoia

Dita, schiaffi, specchietti: febbraio il mese più teso. Il Milan lo ha preso per vincere e Zlatan lo ha ripagato. Ma deve accettare anche le sue follie

 

(Getty images)

  

Yin e Yang, croce e delizia, oppure, visto che si tratta di Milan, diavolo e acqua santa. Ognuno scelga la definizione che preferisce, ma Ibrahimovic è soprattutto questo: il meglio e il suo esatto opposto. Non resta che prendere o lasciare. E l’universo rossonero ha deciso di prenderlo, di accettarlo così com’è perché, evidentemente, i vantaggi che assicura sono superiori agli svantaggi.  Certo, sul percorso che conduce al traguardo, c’è bisogno di avere uno stomaco di ferro per digerire certi comportamenti, occorre avere doti di grande incassatore per sopportare certi “cazzotti” ed è necessaria pure una gran dose di diplomazia per riuscire a mantenere la situazione in equilibrio.  Insomma, gli eccessi di Ibra sono una costante, come i suoi colpi di genio. Anche in questa stagione non sono mancati né gli uni né gli altri. L’ultima a farne le spese è stata Vera Spadini, cronista di Sky e “colpevole” di non avergli posto la domanda giusta. Tanto è bastato per rivolgerle un «c…o guardi? Vai a cucinare» e poi per scagliarle addosso l’elastico per i capelli. Lo svedese non aveva gradito che gli si chiedesse della furia nei confronti di Allegri all’interno dello spogliatoio dell’Emirates. «Mi hai visto arrabbiato?», chiedeva alla giornalista. Eppure né Allegri né Galliani avevano negato. Anzi, entrambi hanno conciliato. Addirittura, alla ripresa degli allenamenti a Milanello dopo l’episodio, il tecnico rossonero aveva evitato qualsiasi confronto diretto, preferendo parlare a tutta la squadra.  Ancorché rabbioso, l’Ibra di Londra era lontanissimo da quello decisivo in campionato. Eppure, solo tre giorni prima era stato devastante a Palermo, con una tripletta ciclonica. Rientrava dalla squalifica di 3 giornate in campionato per la manata ad Aronica in Milan-Napoli. Si trattava del suo modo di difendere (?) Nocerino, entrato in rotta di collisione con il difensore partenopeo. Quello stesso senso di giustizia, probabilmente, solo tre giorni dopo, lo ha spinto ad affrontare faccia a faccia Storari al fischio finale di Milan-Juve, andata delle semifinali di Coppa Italia. Secondo lo svedese, il portiere bianconero avrebbe dovuto “confessare” un calcio d’angolo, gliel’ha ringhiato sul muso, accompagnando il tutto con un colpo di dito sul volto.  Qualcosa è accaduto anche fuori dal campo, o meglio dai cancelli di Milanello: ad esempio, quando con lo specchietto della sua auto ha colpito la mano di una donna che tentava di bloccarlo per intervistarlo. Lo scorso settembre, invece, alle prese in Svezia con il suo programma di recupero da un guaio muscolare, Ibra decise di trascorrere il suo giorno di riposo andando a caccia di cinghiali. Poco dopo, dal ritiro della sua nazionale, spiegò che non si divertiva più come un tempo a giocare a calcio e che soffriva di noia per la troppa routine.   Nato per fare discutere, di Ibra però non possono essere dimenticate le immancabili perle di questa stagione. Ad esempio, il colpo di tacco estratto in quel di Novara, una delle 26 prodezze dell’annata in corso, oppure i 7 assist tramutati in gol dai suoi compagni, ma pure quelli non sfruttati adeguatamente. Anche con il Lecce, del resto, aveva voluto mettere la sua firma, incenerendo il malcapitato Benassi. Poi, però, nel suo mirino è finita Vera Spadini…

Redazione Sportiva