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Gori guida l’Italia che cambia pelle

(getty images)

Entrare a Trafalgar Park è come fare un tuffo nel passato. E non solo perché qui l’Italia giocò per la prima volta nel 1980, in piena era-Villepreux, sconfitta dalla pro­vincia di Nelson Bay (9-13). Trafalgar Park è uno stadio d’altri tempi, da rugby roman­tico, con quel terrapieno a fare da curva e la tribunetta in tubi Innocenti con cui hanno portato la capienza a 18.000 posti. Da rugby romantico è anche la sfida alla Russia, ex potenza dell’altra Europa azzoppata dal crollo del Muro e dell’Unione Sovietica pro­prio mentre l’Italia spiccava il volo verso il Sei Nazioni.

Mallet schiera tutta la generazione futuro: Riccardo Bocchino (23 an­ni), Edoardo ‘Ugo’ Gori (21), Tommy Ben­venuti ( 20), Paul Derbyshire ( 24), Luke McLean (24), ma anche Lorenzo Cittadini, che di mestiere fa il pilone e a 28 anni è po­co più che un ragazzino. Mentre in panchi­na scalpitano, ed entreranno sicuramente, Tommaso D’Apice ( 23) e Alberto Sgarbi (24). Metteteci Ghiraldini, Semenzato (oggi in tribuna) e Zanni (panchinaro) e avrete 10- 11/ 15 della Nazionale per Inghilterra 2015.

«Ormai siamo un gruppo nel gruppo – afferma Gori, uno dei più spigliati tra i nuovi –I veterani ci insegnano tutto quello che possono, noi cerchiamo di portare una ven­tata di freschezza e di entusiasmo, di fare un po’ di caciara. E siamo solo i primi perché l’Accademia federale sta lavorando bene e presto ne arriveranno altri. Penso ai Furno, ai Morisi, ai Venditti».

(Corriere dello Sport)

 

Redazione Sportiva