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ESCLUSIVO/ Parisse: “Probabilmente il mio ultimo Sei Nazioni. Maglia azzurra seconda pelle. Mondiali? Vogliamo fare la storia”

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Sergio Parisse capitano dell'Italrugby
Sergio Parisse capitano dell’Italrugby

Sergio Parisse, capitano della Nazionale di rugby dal 2008, parla in esclusiva alla redazione di SportNews.eu. Due titoli italiani con la Benetton Treviso, due in Francia con l’attuale squadra, Stade Francais, il terza linea centro, nato in Argentina da genitori aquilani, si appresta a giocare quello che molto probabilmente sarà il suo ultimo Sei Nazioni.

Per lei è stato un 2018 condizionato dagli infortuni..

“Sì, è stato un anno brutto. I problemi fisici mi hanno impedito di giocare sia nel club che in Nazionale. L’Italia ha dimostrato una crescita nei test-match autunnali. Ha battuto la Georgia, smentendo anche chi credeva avesse raggiunto il nostro livello. Mi dispiace non esserci stato”.

Quanto è grande il rimpianto per non aver potuto disputare la sfida contro gli All Blacks a Roma?

“Certo ho grande rammarico per non aver potuto dare il mio contributo contro i più forti al mondo”.

Cosa prova quando si trova difronte agli avversari che fanno l’Haka?

“Ho avuto la fortuna di esordire in azzurro proprio contro di loro a 18 anni. Fu un’esperienza emozionante, rimasi incantato. Con il tempo il mio approccio è stato diverso. Oggi sono trentacinquenne e la percepisco come una carica in più. Ovviamente sempre con il massimo rispetto perché fa parte della loro cultura”.

Eppure ai Mondiali 2007, l’allora ct Berbizier vi ordinò di girare le spalle durante questo rito che precede ogni match della Nuova Zelanda…

“Sono sicuro che se tornassimo indietro non rifaremmo questa sceneggiata. Fu una mancanza di rispetto nei confronti degli avversari. Seguimmo la volontà dell’allenatore”.

Dal 2016 sulla panchina azzurra c’è O’Shea. Zero vittorie in due Sei Nazioni, ma quella storica contro il Sudafrica nel test match. Risultati a parte, come ritiene il bilancio?

“Chi è inesperto immagino guardi esclusivamente ai risultati. Ma se penso al contenuto di quello che abbiamo fatto finora con lui, dico che siamo cresciuti molto. Grande cultura del lavoro, avremmo meritato più vittorie ma siamo cresciuti molto. Ne hanno beneficiato anche le nostre due franchigie”.

Sensazione per il Sei Nazioni che scatterà il 2 febbraio in Scozia? Per l’Italia tre gare in casa…

“Ce la giocheremo contro tutti, come sempre. L’obiettivo ovviamente è di vincere più gare possibili. Lo stadio Olimpico ci darà una spinta in più, come sempre”.

Dal 20 settembre al 2 novembre prossimi ci saranno i Mondiali in Giappone. Italia nel girone con Nuova Zelanda, Sudafrica, Canada e Namibia. Dove può arrivare?

“Contro Nuova Zelanda e Sudafrica sarà durissima, ma proveremo a fare la storia, cioè a qualificarci per i quarti di finale per la prima volta. Del resto due anni fa il Sudafrica lo abbiamo battuto”.

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Cosa manca all’Italia per fare il salto di qualità?

“La continuità. Il salto di qualità lo fai quando giochi bene, migliori, ma in modo costante. Noi abbiamo raggiunto picchi di grande gioco, abbiamo ottenuto qualche risultato storico ma poi abbiamo subito brutte sconfitte. Comunque abbiamo intrapreso la strada giusta”.

Sabato 16 marzo Italia-Francia. Sarà la sua ultima partita con la maglia azzurra?

“C’è la grande possibilità che sia il mio ultimo Sei Nazioni. Voglio giocare i Mondiali poi vediamo. Ora non voglio parlare di addio in assoluto”.

Detiene il record di presenze con la Nazionale. Cosa significa per lei indossare la maglia azzurra, peraltro da capitano?

“L’orgoglio di essere italiano, lo stesso che hanno i miei genitori. E’ come una seconda pelle”.

Ci racconti l’esperienza da doppiatore del personaggio Zangief nel film d’animazione della Disney “Ralph Spacca Internet”?

“Bellissima, ma molto difficile. Quasi come battere gli All Blacks. Mi sono divertito molto. Peraltro il personaggio riprende un pò le caratteristiche di un giocatore di rugby”.

Di Quintiliano Giampietro

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