Home Calcio ESCLUSIVO Lazio, Alberto Bollini: “Vi racconto che ragazzo speciale è Luiz Felipe”

ESCLUSIVO Lazio, Alberto Bollini: “Vi racconto che ragazzo speciale è Luiz Felipe”

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Luiz Felipe Ramos
Luiz Felipe Ramos (Marco Rosi/Fotonotizia/getty images)

Dalla giornata di ieri, il difensore della Lazio Luiz Felipe ha ottenuto la cittadinanza italiana e quindi, in un futuro ora non troppo lontano, lo si potrà anche vedere con la maglia della Nazionale azzurra addosso. Il Ct Roberto Mancini, infatti, sembra apprezzarlo molto. Le sue prestazioni nella scorsa stagione con la maglia del club biancoceleste hanno sbalordito un po’ tutti, soprattutto chi non conosceva bene questo ragazzo brasiliano, classe ’97, giunto in Italia grazie ad un’intuizione del Ds della Lazio Tare, che lo pescò dall’Ituano, club che militava nella Serie D brasiliana.

Per lui, prima di giungere nella Capitale, la prima fermata è stata Salerno, con la maglia della Salernitana. A guidare quella squadra fu Alberto Bollini, che subentrò a inizio dicembre a Giuseppe Sannino. Lo stesso Bollini, intervistato in ESCLUSIVA da Sportnews.eu, ci parla delle doti fisiche, ma soprattutto caratteriali di questo ragazzo, ora infortunato, ma destinato ad essere uno dei pilastri della Lazio del futuro.

Luiz Felipe Ramos
Luiz Felipe Ramos
(Marco Rosi/Fotonotizia/getty images)

Buongiorno mister, ci racconta com’era il ragazzo, in campo e nello spogliatoio?

“Intanto quando io sono arrivato a Salerno il ragazzo stava pagando lo scotto dell’ambientamento italiano perché era arrivato da poco. Si vedeva però fin da subito la sua grandissima cilindrata fisica e tecnica. Il calcio difensivo brasiliano è molto diverso da quello italiano e lui ha dovuto sviluppare dei passaggi di didattica dal settore giovanile. Avevo notato fin da subito un enorme pregio, quello dell’umiltà, insieme ad una caparbietà e una solarità straordinarie. Mi aveva colpito molto questo”.

Cosa le disse il Ds della Lazio Tare di questo ragazzo?

“Io ero alla Lazio e andai alla Salernitana il 1 dicembre. Luiz Felipe me lo ritrovai già lì. Entro la fine del girone d’andata giocò un paio di partite, poi ci fu la sosta e all’inizio del girone di ritorno la squadra cominciò a carburare inanellando una serie di risultati importanti. Ad un certo punto, infatti, la Salernitana fece 4 vittorie consecutive con la miglior difesa della Serie B, e lui fu un po’ penalizzato, ma giusto per quel mese lì, perché io il ragazzo lo tenevo in grande considerazione. Purtroppo poi si infortunò intorno a inizio marzo e non rientrò più per un problema muscolare al bicipite femorale e questo gli compromise i due mesi successivi. Io sono rimasto alla Salernitana e parlai con Lotito di questo ragazzo che a me piaceva molto, anche se non aveva avuto molto spazio a causa anche dell’infortunio. Gli chiesi di tenerlo per la stagione successiva e mi disse di parlare con Tare, ma il Ds mi diede un no categorico. Io avevo capito il perché, Tare ci aveva visto lungo e sapeva che lo poteva portare alla Lazio perché era pronto. Io l’avrei voluto ancora per le qualità del giocatore e soprattutto della persona”.

Si aspettava potesse diventare il Felipe di oggi?

“E’ difficile dirlo e col senno di poi a sua volta diventa pure anche troppo facile. Bisognava leggere le sue capacità ed essere molto intuitivi come ha fatto molto bene Tare, e interpretare i suoi aspetti caratteriali. Le racconto un episodio. Quando ebbe quell’infortunio io lo chiamai la sera pensando di trovare un ragazzo affranto e cercai di rincuorarlo. Trovai però un ragazzo tranquillo. Mi disse: “Mister, io parteciperò sempre alla vita di gruppo, farò le mie terapie e sarò il primo tifoso”. Questo fa capire la bontà e la serenità di questo ragazzo. E per un allenatore diventa anche più facile farlo migliorare nelle sue capacità tecnico-tattiche”.

Da ieri è diventato cittadino italiano e potrà vestire così la maglia della Nazionale azzurra. Cosa può dare il ragazzo?

“Considerando l’età che ha, per quanto riguarda il discorso Under 21, se l’allenatore lo riterrà opportuno, considerando la competitività degli altri, perché no, lo vedo bene”.

Marco Orrù