L’As Roma vale 200 milioni e la società parlerà anche cinese

Quindici giorni al massimo. È questo il tempo, nelle intenzioni del gruppo americano che fa capo a Thomas R. DiBenedetto, per chiudere l’acquisto della As Roma. Martedì il Cda di Roma 2000 ha concesso un’esclusiva di 30 giorni alla cordata Usa per la trattativa

Intanto la società sarebbe stata valutata dalla cordata statunitense 200 milioni di euro (comprese le due società collegate nel progetto di vendita, Brand e Real Estate): dedotte le passività, si sarebbe arrivati ad un valore di 100 milioni, con un«purchase value» dell’intero perimetro di 77 milioni. Sarebbe ro poi in vista un primo aumento di capitale da almeno 35 milioni e successivamente, se necessario, un ulteriore iniezione di 50 milioni di euro.
Particolarmente significativa la dichiarazione di Paolo Fiorentino, vicepresidente generale di UniCredit: «L’offerta americana ci ha convinto non solo perché finanziariamente più solida, ma anche per gli investimenti e per la valorizzazione della squadra che il progetto prevede».

Scendiamo nel dettaglio del piano, che vede insieme a DiBenedetto altri partner: James Pallotta, Richard D’Amore e Michael Ruane hanno presentato tutte le carte richieste, Julian Movsesian lo farà a breve. La scelta di DiBenedetto, però, non è fare una «cordata» per dividere l’investimento economico, ma cooptare chi può apportare un valore aggiunto alla società, in virtù della sua competenza specifica (finanziaria, sportiva, nel settore delle comunicazioni e del marketing…).
Un esempio per tutti: c’è l’intenzione – e sono già partiti alcuni contatti – di coinvolgere un investitore cinese per aprire un nuovo mercato al brand della As Roma. Un’idea molto brillante, visto l’interesse della Cina per il calcio italiano, testimoniato dall’organizzazione di tre delle quattro prossime Supercoppe italiane tra Pechino e Shanghai (10 milioni di euro e pagamento di tutte le spese alle squadre partecipanti).

Lo sviluppo, per permettere alla società di camminare con le sue gambe, prevede: 1) un incremento delle attività commerciali dagli attuali 136 milioni di euro a circa 175 milioni nel 2015; 2) la costruzione di uno stadio di proprietà da 45.000 posti, il cui nome potrà portare altri ricavi con i naming rights come avviene nei principali stadi europei (Arsenal, Bayern Monaco…); 3) nuova politica dei prezzi dei biglietti per garantire uno stadio sempre pieno (40% in abbonamento); 4) valorizzazione del merchandising e del marketing, con crescita del 30% entro il 2015 e difesa dei prodotti originali sui mercati italiani ed esteri; 5) ulteriore sviluppo dei ricavi da sponsorizzazione – anche qui è stato stimato un possibile guadagno extra del 20-30% – che potrebbe prevedere la disdetta con l’attuale partner tecnico (Kappa, contratto fino al 2013, uscita con penale) per legarsi alla statunitense Nike; 6) innovazione a 360 gradi nei new media (digitale, telefonia mobile, iPad, iPhone…) e creazione di un sito internet e di un canale televisivo «dedicato» di altissimo livello, con la partecipazione attiva anche dei calciatori come avviene già, ad esempio, nel canale tv dell’Olympique Lione, dove i giocatori conducono programmi di approfondimento tecnico e di interviste a grandi ospiti sportivi; 7) partnership sportive con club asiatici, nord e sud americani con la creazione di academies per scoprire giovani talenti e per fidelizzare nuovi tifosi.

E la parte puramente sportiva? C’è anche quella, naturalmente. Franco Baldini sarà il grande ritorno come direttore generale e Gian Piero Gasperini la sorpresa sulla panchina. Quanto agli altri ruoli, non è escluso che qualcuno che in questi anni ha lavorato bene possa restare.