GAZZETTA DELLO SPORT. Dagli attaccanti esterni tagli e sacrificio difensivo e poi quei blitz degli interni

L’Inter sta cominciando ad assimilare gli schemi di gioco di Stramaccioni

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(Getty images)

Domenica, contro il Genoa, non si è vista ancora chissà quale alchimia, anche perché la ripresa è stata condizionata da quanto successo a cavallo dei due tempi, ovvero dai primi due gol subìti, il 3-1 per mera sfortuna e il 3-2 per un rigore un po’ così: ritrovarsi sul collo il fiato del Genoa (in crescita), dopo essersi sentiti la partita in mano, è stato soprattutto un freno psicologico, che ha tolto alla squadra sicurezza e naturalezza nel cercare un nuovo modo di stare in campo.

La volontà di comandare la partita anzitutto attraverso la ricerca della larghezza del gioco è stata forse quella concretizzata più e prima delle altre. In questo, è stato determinante il buon approccio di Zarate, che in campionato non giocava titolare addirittura da fine novembre (Siena) ma pare aver confermato la bontà dell’intuizione del tecnico, che lo ha «visto» anche come punta esterna, con più predisposizione al ruolo rispetto a Forlan.

Ancora in embrione, ma già tentati, sono parsi gli inserimenti dei due interni di centrocampo: Cambiasso ha avuto la chance per segnare di testa il 2-0, però a proporli è stato in particolare Guarin, che ha nel dna la tendenza a cercare certi blitz, uno dei quali lo ha portato a guadagnare il rigore del 5-3